Zafferano di
Cittá della Pieve

Fonti antiche testimoniano il legame tra Città della Pieve e lo zafferano già dal XIII secolo.

Nello Statuto di Perugia del 1279 si vietava nell’allora contado di Città della Pieve la semina della pianta da parte dei forestieri, quale misura protettiva istituita dalle autorità della città di Perugia, del cui territorio Città della Pieve faceva parte.

Nel 1530 poi, all’interno degli Statuti della Gabella di Castel della Pieve, l’antico nome di Città della Pieve, lo zafferano compare come spezia coltivata nell’area pievese e il quantitativo della produzione doveva essere denunciato al Comune entro una precisa data, la fine di novembre –  che coincide con la fine della raccolta – e doveva essere versata un’imposta.

E’ sempre del 1530 uno statuto che elenca tutti i possibili danni agli zafferaneti da parte di individui o animali, e la somma da versare come risarcimento ai proprietari terrieri.

Utilizzato prevalentemente come tintura per i tessuti e come pigmento per la pittura da Pietro Vannucci, detto Il Perugino, lo zafferano ha quindi avuto un ruolo molto importante nell’economia della nostra città.

Circa trenta anni fa il Dott. Alberto Viganò, agronomo illuminato, impiantò nelle sue proprietà pievesi alcuni bulbi di zafferano. Da questa esperienza, che recuperava le antiche tradizioni, nacquero altre piccole coltivazioni di agricoltori pievesi. Nel 2002, l’accordo tra i produttori, permise la fondazione del Consorzio Il Croco di Pietro Perugino Zafferano di Città della Pieve Alberto Viganò, di cui l’Azienda Agricola Biologica Vinerbi Gianni fa parte.